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IRIS

Opera 
Teatro Verdi, via Palestro 40, Pisa

Pisa, Teatro Verdi

sabato 13 gennaio 2018 ore 20.30, turno A
domenica 14 gennaio 2018 ore 15.30, turno B

IRIS

melodramma in tre atti di Luigi Illica
musica di PIETRO MASCAGNI
edizione Casa Ricordi, Milano

Il Cieco Manrico Signorini (13) / Fulvio Fonzi (14)
Iris Paoletta Marrocu (13) / Valentina Boi (14)
Osaka Denys Pivnitskyi (13) / Samuele Simoncini (14)
Kyoto Carmine Monaco d'Ambrosia (13) / Keisuke Otani (14)
Dhia/Una Guècha Maria Salvini
Un Cenciaiolo/Un Merciaiolo Didier Pieri
Due Cenciaioli Tommaso Tomboloni, Marco Innamorati

direttore Daniele Agiman
regia e luci Hiroki Ihara
scene Sumiko Masuda
costumi Tamao Asuka
coreografie Rina Ikoma 

Orchestra Filarmonica Pucciniana

Coro Ars Lyrica
Maestro del Coro Marco Bargagna

coro aggiunto per Inno del Sole istruito da Luca Stornello

Nuovo allestimento in coproduzione con Kansai Nikikai Opera Theater Osaka, Teatro Goldoni Livorno, Teatro del Giglio Lucca e Teatro di Pisa

Durata complessiva dell'opera: 3h 5' ca.
Primo atto 55' 
intervallo 20' 
Secondo atto 50' 
intervallo 20'
Terzo atto 30'

per info su abbonamenti e biglietti clicca qui

Iris Scenografia atto primoAmbientata in un Giappone simbolico, quella narrata in Iris è una storia cupa e affascinante, soffocante e sensuale, piena di umori malati e immersa in un profumo di decadence. Una bambina viene rapita dal cinico Kyoto, tenutario di un bordello, e dal ricco e capriccioso Osaka, il quale è invaghito della piccina, l’adora, poi la maltratta e infine lascia che sia esposta nel quartiere a luci rosse di Tokyo dove lei, per la vergogna, si suicida gettandosi in una discarica e morendo si trasforma in un iris.
Rappresentata per la prima volta il 22 novembre del 1898 in quello stesso Teatro Costanzi di Roma in cui otto anni prima il genio di Mascagni si era clamorosamente rivelato con Cavalleria rusticana, Iris non solo rappresenta il primo titolo del melodramma italiano ambientato in Giappone, ma segna una nuova fase dell’itinerario creativo del musicista livornese che, forte dello sperimentalismo drammaturgico e delle aperture europee del librettista Luigi Illica, si immerge qui nella temperie decadente e simbolista. In Iris Mascagni dispiega al massimo, con grande originalità, la sua straordinaria attitudine nell'arte della strumentazione, in tutta la sua varietà di sfumature e di soluzioni, con una nitidezza già prettamente novecentesca.
L’ultima rappresentazione di Iris a Pisa risale alla Stagione Lirica 2006/07.

Questa nuovissima edizione di Iris, di cui proprio nel 2018 ricorreranno i 120 anni della première, vede per la prima volta in un teatro italiano, l'opera giapponese di Mascagni firmata da un regista proveniente dal paese del Sol Levante, Hiroki Ihara, noto uomo di teatro già noto in Italia per alcune produzioni operistiche di successo, mentre la parte musicale è curata da un interprete di grande esperienza verista quale il milanese Daniele Agiman, direttore principale per il repertorio italiano proprio all'Opera di Osaka. Il cast è il risultato del Mascagni Opera Studio, il progetto del Teatro Goldoni che si è avvalso della preziosa collaborazione del Rotary Club Livorno e si è concluso con una masterclass condotta dal soprano di fama internazionale Paoletta Marrocu, che sarà la prima Iris sul palcoscenico.

Annota il regista Hiroki Ihara: «Iris di Mascagni è superiore alla Butterfly di Puccini in termini di realizzazione di un autentico Giappone. Mascagni ed Illica hanno creato un'espressione più libera e vera, nel senso che descrive un Giappone immaginato attraverso la grande influenza che il Japonisme (la penetrazione dell'arte figurativa e della letteratura giapponese in Europa, prima di tutto attraverso Hokusai e la sua pittura) ha portato in Europa. Orientalismo, Impressionismo e Decadentismo sono le parole chiavi da utilizzare per questo capolavoro: a tratti mi sembra che Iris sia più vicina alla Turandot che alla Butterfly. Ci sono tre uomini intorno a Iris. Sono tutti egoisti: sfruttamento, pressione sessuale e dipendenza, questo è ciò che li contraddistingue nel loro comportamento verso Iris. Liù, grande eroina pucciniana della Turandot, ci ha fatto conoscere la forza del sacrificio. Iris ci mostra l’arma più forte del sacrificio: la resistenza passiva dell’innocenza. Alla fine Iris diviene veramente la grande eroina rappresentante la vittima di ogni tipo di sfruttamento e maltrattamento nella vita degli esseri umani».

 


 
 

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